5 cose da sapere quando si parla di gioco
Le vacanze di Natale ci hanno regalato la possibilità di stare molto più tempo a casa con i nostri figli, osservare le loro abitudini, seguirli nello svolgimento della compiti, costruire con loro nuove routine. Giorno dopo giorno li abbiamo visti annoiarsi, divertirsi, partecipare alla gestione domestica, adattarsi alle diverse proposte muovendosi tra festività e momenti di quotidianità casalinga. Rimane un elemento costante nelle loro giornate: avete notato quanto del loro tempo è dedicato al
gioco?! Per il bambino il gioco è un lavoro serio! Ecco a voi la top 5 degli elementi fondamentali per conoscere e gestire il gioco dei bambini.
Il gioco è un lavoro serio: gioco = lavoro
“Il gioco è il lavoro del bambino” dichiarava Maria Montessori. Attraverso il gioco il bambino conosce se stesso e il mondo che lo circonda, lavora alla costruzione di sé, sviluppa competenze manuali, di coordinamento, di orientamento. I primi giochi vedono impegnati i piccoli con il proprio corpo: si portano alla bocca i loro piedini, osservano e muovono le loro mani, sperimentano i primi suoni attraverso vocalizzazioni. Sono attività che producono sensazioni piacevoli che allo stesso tempo consentono di conoscere parti del loro corpo e delle loro possibilità con esso.
Mano a mano che crescono il loro interesse si orienta più su oggetti esterni indagando la dimensione spaziale, temporale e affidandosi alla percezione sensoriale. A noi genitori il compito di proporre nuovi stimoli.
Il gioco è un lavoro serio: ti stimolo ma non troppo!
E’ il caso di dirlo: less is more! Considerate di sedervi al tavolo di un ristorante e che il cameriere vi offra un menù di pagine e pagine: quanto ci metterete a scegliere la vostra portata? Non vi rimarrà il dubbio che forse un altro piatto sarebbe stato migliore?! Ecco, per i bambini succede esattamente lo stesso! Una stanza piena di giochi genera confusione non solo intesa come disordine dello spazio (la crea pure se tutto è riposto in maniera ordinata su scaffali e armadi) ma anche e soprattutto a livello mentale. Il piccolo per poter conoscere, sperimentare e scoprire tutte le potenzialità e sfaccettature di un gioco ha bisogno di poche alternative allo stesso. Nel tempo imparerà a utilizzare l’oggetto in mille modi differenti, probabilmente anche lontani rispetto alla reale funzionalità dello stesso. È proprio attraverso questi passaggi che si andranno a sviluppare la sua creatività e la sua intelligenza.
Per la stessa ragione è meglio preferire giochi semplici, non troppo strutturati (pentoline, lego, contenitori….) che lasciano spazio alla fantasia.
Cosa fare quando a Natale o per i compleanni ci arrivano pacchi su pacchi?! E’ preferibile offrire al nostro bimbo un gioco alla volta, dilazionandoli nell’arco dell’anno! Il piccolo sarà felice e noi potremo investire il nostro denaro in altre spese utili!
Il gioco è un lavoro serio: a cosa giochiamo?
Quante volte ce lo sentiamo dire e quante volte lo pensiamo?! Conoscendo il nostro bimbo e osservandolo nel momento specifico abbiamo a disposizione 2 alternative: gioco didattico o gioco fisico! Nel primo caso le attività saranno a tavolino o a terra e prevederanno perlopiù l’utilizzo della manualità e del ragionamento. Basti pensare a travasi, incastri, separazione dei colori, pittura, puzzle, giochi in scatola…, sono tutte proposte che vertono allo sviluppo della concentrazione, della curiosità e delle abilità sensoriali. Discorso differente per le attività fisiche la cui finalità principale è il libero sfogo delle energie! Rincorrersi, fare la lotta, acchiapparsi… ma anche impegnarsi in giochi di squadra sono l’occasione per liberare la propria aggressività. Per i genitori a volte può essere una situazione ansiogena nel timore che i bambini si possano fare del male ma di fatto quest’ultimi sono in grado di autoregolarsi e tutelarsi e di queste attività ne hanno bisogno!!
Il gioco è un lavoro serio: non è solo un gioco!
Vi ricordate quando da piccoli mamma o papà interrompevano il vostro gioco per chiedervi di andare a cena/letto/a fare i compiti/lavarvi?! Loro pensavano voi steste solo giocando sottovalutando tutta l’energia e la concentrazione che invece voi stavate mettendo in quella attività. Voi rispondevate con quel comportamento “di ribellione” etichettato con il termine “capriccio”…. che poi “capriccio” non è! Il bambino che gioca, l’abbiamo già detto, è un soggetto che sta lavorando alla costruzione del sé e questo genera in lui piacere che va oltre la stanchezza e la necessità di raggiungere un risultato delle sue azioni visibilmente tangibile.
Non preoccupatevi e non stupitevi se l’attività che il vostro piccolo compie sembra essere ripetitiva: è proprio il fare e rifare più volte che consente l’apprendimento.
Il gioco è un lavoro serio: cosa devo/posso fare?
Alcuni suggerimenti pratici per i genitori:
– nostro compito fondamentale è creare un ambiente che favorisca la concentrazione e la scoperta.
Poniamo i giochi ad altezza bimbo affinchè possa accedervi facilmente e riporli ad attività finita;
disponiamoli in maniera ordinata e insegniamo al nostro piccolo a evitare il disordine per poter
lavorare al meglio; evitiamo altre stimolazioni esterne quali musica troppo alta, tv accesa, tono di voce
elevato nel rispetto del lavoro che sta compiendo nostro figlio.
– diamo i tempi. I bambini hanno bisogno di routine e di regole ben definite ed esplicitate, meglio se
scritte e scelte insieme. Stabiliamo un tempo per il gioco magari alternando attività didattiche e fisiche anche al fine di contenere possibili “capricci”.
– lasciamoci guidare dal suo giocare. Assecondiamolo nella scelta dell’attività e lasciamogliela
sviluppare come lui spontaneamente vi si approccia anche se è lontano da quanto indicato dal
“manuale d’istruzioni”. Laddove ci accorgiamo che il nostro bambino è bloccato o è lui stesso a
chiederci di proporgli qualcosa mostriamogli cosa sia possibile fare lasciandogli poi il suo spazio di
imitazione e sperimentazione… accettando anche una totale reinterpretazione di quanto proposto!
– agevoliamo la sua graduale autonomia. Se da neonati anche il loro gioco è “genitore dipendente”
mese dopo mese dovremo imporci di “allentare la presa” concedendogli sempre maggiori momenti di
gioco solitario. Scopriremo che fino ai 3 anni nonostante prendano consapevolezza dell’altro le loro
attività rimarranno perlopiù individuali ma il nostro compito sarà quello di offrirgli momenti di gioco
insieme a noi ma soprattutto con altri bambini, coetanei o più grandi.