Come sopravvivere quando la famiglia si allarga
“È arrivato/a un fratellino/sorellina” è una frase che segna un prima e un dopo nella vita di una famiglia.
L’arrivo di un nuovo bambino porta con sé gioia, aspettative e cambiamenti profondi. Spesso, però, non è la presenza del neonato in sé a creare difficoltà, quanto la riorganizzazione degli spazi, dei tempi e delle attenzioni che fino a quel momento erano percepiti come esclusivi dal/la primogenito/a.
Come possiamo accompagnare i nostri bambini al nuovo ruolo di fratelli/sorelle maggiori?
È possibile prepararli alla novità senza negare o minimizzare le emozioni che inevitabilmente emergono?
Esistono strategie che aiutino a prevenire o attraversare la gelosia, le regressioni e le fatiche relazionali senza viverle come un fallimento genitoriale?
Vi offriamo alcune chiavi di lettura psicologiche e strumenti pratici per aiutarvi a orientarvi quando la famiglia si allarga, sostenendo il benessere di tutti i suoi membri.
E’ arrivato/a un fratellino/sorellina: il potere della verità
Comunicare al/la proprio/a figlio/a che non sarà l’unico/a bimbo/a in casa non è sicuramente facile ma…
come vi sentireste voi se iniziaste a vedere il corpo di mamma, così come gli atteggiamenti suoi
e di papà, cambiare, il tutto accompagnato da una serie di giustificazioni-bugie più o meno
credibili?! La natura ci offre ben 9 mesi preparatori all’arrivo, utili non solo per la formazione del
nascituro ma anche per favorire il graduale ambientamento di tutti gli elementi della famiglia!
Stringendo il concetto: è fondamentale essere sinceri. Come? Servendoci degli strumenti comunicativi
che sappiamo essere migliori per il/la nostro/a bambino/a (un libro, un cartone, una chiacchierata, una festa d’incoronazione a fratello/sorella maggiore…), tanto sul chi c’è dentro la pancia della
mamma che sul cosa aspettarsi dal nuovo esserino in arrivo! L’illusione di un nuovo compagno
di giochi diventa grande delusione delle aspettative per le prime settimane di vita dove pianti,
panni sporchi, nanne e allattamento la fanno da padrone! Più condividiamo più ci faremo trovare pronti.
E’ arrivato/a un fratellino/sorellina: anticipare e dare risposte
Sappiamo quanto i bambini abbiano un rapporto perlopiù speciale con la mamma, non vederla
per i giorni di ricovero in ospedale potrebbe essere fonte di preoccupazione, ansia, tristezza o
semplicemente anche solo di curiosità! Ai piccoli va spiegato che nonostante il distacco loro
staranno bene, che potranno contare sulla presenza del papà (e/o dei nonni, della babysitter…) e soprattutto che ci si potrà comunque vedere.
Arrivato il fratellino/sorellina, non fatevi problemi ad accompagnare il/la bimbo/a in ospedale affinchè possa scoprire dove si trova la mamma e tranquillizzarsi sul fatto che anche lei stia bene.
Alla mamma consigliamo di accogliere il/la primogenito/a riservandogli qualche momento di
esclusività: chiedetegli come sta, com’è andata la giornata, fatelo sfogare sulle sue cose,
evitando di fare ciò con il neonato in braccio. E’ fondamentale farlo/a sentire importante e solo in
un secondo momento presentargli la “causa del vostro ricovero”.
Non dimentichiamo che questo sarà il primo momento in cui entrerà in contatto concreto con
questo nuovo esserino e con una serie di emozioni per lui/lei nuove. Per agevolare la formazione
di un legame positivo può essere utile uno scambio di doni: durante la gravidanza scegliete con
il primogenito un regalo che potrà dare al fratellino/sorellina durante il primo incontro in ospedale e fategli trovare sul letto di mamma un dono “portato da lui”.
Un consiglio in più: per gestire il suo rientro a casa senza di voi fategli delle piccole sorprese!
E’ arrivato/a un fratellino/sorellina: la gestione degli spazi
Che si viva in un monolocale, un grande appartamento o in una villa l’arrivo di un bambino in più
sconvolge sempre l’organizzazione degli spazi. Toccare ciò che appartiene al/la fratello/sorella
maggiore senza aver ottenuto il suo consenso può generare crisi. E’ il segnale tangibile che sta
per arrivare qualcuno che si approprierà di qualcosa che è suo! A nulla serve la giustificazione
“lo facciamo perchè ormai tu sei grande”, la regressione è dietro l’angolo. Ciò che è utile fare è stabilire insieme come riorganizzare gli spazi, concedendo al primogenito il diritto
di parola e accogliendo alcune sue richieste nella pratica.
E’ arrivato/a un fratellino/sorellina: tutelare il suo essere bimbo
Non possiamo fare da scudo alla valanga di domande e affermazioni banali alla quale verrà sottoposto il/la nostro/a piccolo/a ogni volta che usciremo di casa tutti e tre/quattro insieme. “Ma questo è il tuo fratellino/sorellina?”, “chi c’è dentro la culla?!”, “tu ora sei il fratellino/sorellina maggiore?!”, “allora adesso sei grande!”, “devi essere bravo/a con lui!”, etc. Purtroppo a ciò non c’è rimedio!
Quello che possiamo fare però è cercare di gestire al meglio i momenti in cui presenteremo il
nuovo arrivato ad amici e parenti, concentrandoli per quanto possibile in orari durante i quali il
più grande non è presente in casa. Se ciò proprio non è fattibile cerchiamo di educare gli ospiti
affinchè abbiano un occhio di riguardo per entrambi.
E’ arrivato/a un fratellino/sorellina: l’attenzione focalizzata
Nulla vale di più del tempo vissuto in esclusiva con nostro/a figlio/a. Certo ci sono la stanchezza, la
necessità di dividere le energie tra due, una serie infinita di cose da fare e il lavoro da non
trascurare. In ogni caso dedicarci al/la più grande, sviluppando giochi e attività che caratterizzavano il nostro rapporto con lui/lei pre nuovo arrivo, è quanto più possa renderlo/a felice. Non serve strutturare passatempi ogni giorno originali e complessi, vale maggiormente la gestione della quotidianità: cucinare insieme, andare a prenderlo/a a scuola, fargli il bagnetto, etc. Ovviamente tutto va ponderato su quelle che erano le nostre abitudini prima della nascita del fratellino/sorellina: i
bambini necessitano di sensazione di normalità e di continuità rispetto a ciò che c’era prima del
cambiamento.
E’ arrivato/a un fratellino/sorellina: non tutto è concesso
La paura della sofferenza smisurata dei nostri bimbi per i cambiamenti legati al nuovo arrivo è dietro l’angolo e si sa, quando si teme di aver tolto qualcosa si tende a compensare dando molto di più del dovuto e necessario. Ecco che ogni richiesta viene non solo soddisfatta ma addirittura anticipata e
purtroppo non esclusivamente dai genitori. Nulla di più sbagliato. Non solo per il/la bambino/a che,
grazie a questi atteggiamenti, ha la conferma che il cambiamento gli sta togliendo qualcosa nel
rapporto con mamma e papà e che quel qualcosa viene colmato con gratificazioni materiali, ma anche per i genitori che si ritrovano invischiati in un circolo vizioso fatto di propri sensi di colpa e capricci sempre più insistenti di un/a bimbo/a che cogliendo la nostra fragilità se ne approfitta. La soluzione? Dal materiale al verbale. E’ giusto saper leggere il disagio e far arrivare al/la piccolo/a che comprendiamo cosa sta vivendo creando occasioni di dialogo e ponendogli domande che gli consentano di esprimere eventuali paure e mancanze.
E’ arrivato/a un fratellino/sorellina: attenzione ai ruoli
Tendenzialmente si ritiene che uno dei modi migliori per favorire l’accettazione del nuovo
arrivato sia coinvolgere il/la fratellino/sorellina maggiore nella gestione della quotidianità del
piccolino. Potrebbe essere vero ma non tutti i bambini amano assumere il ruolo di assistente
alla mamma! Va bene concedergli di prenderlo in braccio, di stare con noi durante il bagnetto, di
aiutarci a cambiargli il pannolino se è qualcosa che lo incuriosisce. Se così non fosse possiamo essere tranquilli che il loro rapporto potrà comunque crearsi gradualmente secondo modalità che si struttureranno giorno dopo giorno in maniera originale e personalizzata.
Doveroso è non sovrastimare le capacità del/la nostro/a bambino/a grande: è pur sempre un/a bimbo/a e quindi in tutto ciò che gli concediamo di fare con il fratellino è fondamentale la presenza e
sorveglianza di un adulto.
E’ arrivato/a un fratellino/sorellina: accettare le difficoltà
Non è una visione pessimistica ma al di là di tutti i nostri sforzi e indipendentemente da quanti
libri abbiamo letto sul tema sarà inevitabile, lungo il percorso di adattamento al nuovo, il
presentarsi di alcuni comportamenti regressivi. Esempi: il non voler più dormire da soli, il fare la pipì
addosso, voler stare più in braccio, rifiutarsi di mangiare autonomamente. Si tratta di richieste
di attenzioni che, anche se non vanno assecondate, non possono neppure essere ignorate. Sono
segnali di un disagio che il/la nostro/a bimbo/a sta vivendo e che non sa esprimere diversamente. A
noi adulti il compito di mantenere la calma e di lavorare sulla relazione piuttosto che sull’atto manifesto. La nostra presenza dev’essere rassicurante e costante affinchè il/la bimbo/a comprenda
che è visto e che insieme potremo attraversare tutte le sue emozioni, belle e brutte che siano.