LA/IL TATA/O NELLA SEPARAZIONE: ANCORA O ARBITRO? bambino che spezza un disegno con mamma e papà e un cuore centrale

LA/IL TATA/O NELLA SEPARAZIONE: ANCORA O ARBITRO?

Una casa che si sdoppia, scatoloni che compaiono in corridoio, calendari che si riempiono di “giorni con mamma” e “giorni con papà”. La separazione è uno tsunami che travolge le certezze del bambino. In questo scenario, che ruolo gioca la/il tata/o? È solo un aiuto logistico per gestire i nuovi incastri o può diventare il perno della sua tenuta emotiva? È pronta a reggere il peso delle confidenze? Siamo pronti noi a non usarla/o come scudo o, peggio, come messaggero? La/il tata/o nella separazione: ancora o arbitro?

Scendiamo in profondità in questa dinamica complessa, convinte che la/il tata/o sia un filo conduttore capace di unire due mondi che hanno deciso di allontanarsi.

LA/IL TATA/O NELLA SEPARAZIONE: ANCORA O ARBITRO?

La base sicura

In psicologia, la stabilità è il nutrimento del senso di sicurezza. Secondo la Teoria dell’Attaccamento (Bowlby), il bambino ha bisogno di figure sussidiarie stabili, specialmente quando le figure primarie sono in crisi. La/il tata/o rappresenta quella che Winnicott definirebbe la “costanza dell’oggetto”:

  • Continuità: È l’unica figura che resta uguale a se stessa mentre tutto il resto cambia (casa, orari, abitudini).
  • Prevedibilità: Mantiene gli stessi riti (la merenda, il modo di rimboccare le coperte) indipendentemente dal codice postale in cui si trova il bambino.
  • Neutralità: Rappresenta una zona “franca”, un porto sicuro dove il conflitto dei grandi non può entrare.

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Il rischio triangolazione

Nelle separazioni conflittuali, la tentazione di usare la/il tata/o come ponte informativo è altissima. Ma la ricerca psicologica sui conflitti familiari è netta: caricare la figura educativa di mandati impropri distrugge la sua funzione.

  • Spionaggio involontario: “Cosa hanno mangiato dall’altra parte?”, “C’era qualcuno in casa con papà/mamma?”.
  • Conflitto di lealtà: Il bambino percepisce se la/il tata/o si schiera. Se accade, il bambino smetterà di fidarsi di lei/lui per non “tradire” l’altro genitore.
  • Messaggi trasversali: Usare la/il tata/o per comunicare decisioni educative all’ex partner toglie autorevolezza a tutti gli adulti coinvolti. La/il tata/o deve osservare, non riportare. Deve accogliere, non giudicare.

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Coerenza trans-domestica

Studi sul Co-parenting (Kelly & Emery) dimostrano che il benessere dei figli non dipende dalla separazione in sé, ma dalla riduzione del conflitto. La/il tata/o è la garante di questa pace armata:

  • Stesse regole, due tetti: Se i genitori faticano a parlarsi, la/il tata/o mantiene la coerenza educativa. I limiti non devono cambiare col cambiare della casa.
  • Il rito come ancora: Se il rito della nanna resta identico con lei/lui, il bambino si sente al sicuro ovunque sia.
  • Flessibilità cognitiva: La/il tata/o aiuta il bambino a capire che “contesti diversi hanno sfumature diverse”, ma il rispetto delle regole di base resta universale.

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Proteggere chi protegge

Spesso dimentichiamo che anche la/il tata/o vive lo stress della separazione. Per evitare che si senta schiacciata dalle tensioni, la nuova organizzazione va presentata con estrema chiarezza (Protocolli di mediazione familiare):

  • Patto di neutralità: Esplicitate subito che non le/gli chiederete mai di riferire dettagli della vita privata dell’altro. Questo la libera da un peso emotivo enorme.
  • Comunicazione tecnica vs emotiva: Le informazioni logistiche (salute, scuola) devono viaggiare su canali certi e condivisi, non sulla pelle del/la tata/o.
  • Riconoscimento del ruolo: Validare la sua fatica la rende più forte nel sostenere quella del bambino. Se lei/lui si sente sicura/o nel suo ruolo, il bambino si sentirà sicuro con lei/lui.

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Cosa funziona davvero

Trasformare la/il tata/o in un alleato della resilienza richiede coraggio e disciplina da parte dei genitori:

  • Il congedo sereno: Vedere i genitori che salutano la/il tata/o con rispetto e gratitudine conferma al bambino che il “villaggio” intorno a lui è ancora solido.
  • L’ascolto dei segnali: La/il tata/o è un osservatore privilegiato. Se nota regressioni o cambiamenti nel sonno, la sua voce va ascoltata come un dato oggettivo, non come un attacco personale.
  • Lo spazio del “No”: Autorizzate la/il tata/o a mantenere i “No” anche quando voi, per senso di colpa, tendereste a cedere. La disciplina è una forma di cura che rassicura il bambino.

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Valorizzare la continuità

Una separazione che salva la continuità educativa è una separazione che non lascia ferite insanabili. Le ricerche longitudinali (Wallerstein) mostrano che la presenza di una figura di supporto esterna e stabile è uno dei principali fattori di protezione contro il trauma del divorzio. Un/a tata/o consapevole non “sostituisce” i genitori che si allontanano, ma costruisce il ponte su cui il bambino può continuare a camminare con passo sicuro, sapendo che, nonostante tutto, i suoi punti di riferimento restano fermi.

Nota bibliografica

Bowlby, J. (1988). Una base sicura.

Kelly, J. B., & Emery, R. E. (2003). Children’s Adjustment Following Divorce.

Winnicott, D. W. (1965). Sviluppo affettivo e ambiente.

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