dalla parte dell'uomo (papà) mano di un neonato sopra la mano del papà in bianco e nero

DALLA PARTE DELL’UOMO (PAPÀ)

Gravidanza, parto, primi mesi di vita vedono tutte le attenzioni focalizzarsi sulla diade madre-
figlio eppure i bambini si fanno in due e anche i papà andrebbero ascoltati… e capiti! Oggi stiamo dalla parte dell’uomo (papà).

Per una volta scegliamo di indossare i panni dell’uomo perchè se l’istinto materno è per
definizione innato il ruolo di padre si costruisce e in ciò le difficoltà e crisi non mancano ma
spesso non vengono stimate innescando dinamiche poco felici che possono sfociare in non detti
o all’opposto in troppi litigi in un periodo unico e speciale per la nuova famiglia.
C’è di base che in questi ultimi anni il ruolo dell’uomo nella famiglia è culturalmente cambiato: la
donna è spesso laureata, con un suo lavoro o attività imprenditoriale, i suoi impegni e i suoi
hobby. L’uomo che in origine era colui che doveva pensare in primis al benessere economico
della famiglia si ritrova a essere sempre più coinvolto anche nella gestione della quotidianità,
dell’educazione e della crescita del piccolo sopperendo e condividendo spazi che ad oggi non
sono più esclusività della donna.

Secondo studi scientifici il 10% dei neopapà di tutto il mondo soffre di depressione post-partum
in particolare nel primo anno di vita del bambino, questo significa che anche tra voi lettori
qualcuno potrà riconoscersi nelle prossime righe!

DALLA PARTE DELL’UOMO (PAPÀ)

Cos’è la depressione post-partum nei papà


La depressione post natale paterna è una condizione di disagio mentale che si manifesta sotto
forma di: rabbia, ostilità, tendenza al conflitto, disturbi nel sonno, difficoltà a concentrarsi,
desiderio di isolamento, somatizzazioni e senso di inadeguatezza che spesso porta l’uomo a
rifugiarsi in alcune dipendenze quali alcol, gioco d’azzardo o alla ricerca di una via di fuga grazie
al tradimento o allo sport.

Da cosa nasce

A essere coinvolti sono molteplici fattori: l’aumento del senso di responsabilità, la privazione del
sonno, la perdita del proprio ruolo esclusivo come compagno, la fatica a definire il proprio
spazio nella triade, la riduzione della comunicazione e della complicità anche fisica con la
partner, la sensazione di incompetenza che già si sviluppa durante la gravidanza. da

A ciò si aggiungono: componenti ormonali (alcuni studi hanno sottolineato il legame tra il livello basso di testosterone e disturbi depressivi); la storia personale che vede in un passato con episodi di
depressione e/o ansia ma anche nell’aver vissuto esperienze traumatiche durante l’infanzia non
sufficientemente elaborate la maggior probabilità di una ricaduta; la presenza della compagna a
sua volta depressa.

DALLA PARTE DELL’UOMO (PAPÀ)

Come prevenire e affrontare i sintomi depressivi

Consapevoli che i sintomi depressivi possono avere ritorsioni sulla qualità di vita del singolo,
della coppia ma anche del piccolo che a sua volta rischia di sviluppare disturbi della sfera
emotiva, della condotta e iperattività è giusto chiedersi come muoversi in ottica preventiva e curativa.

Papà fin da subito


La gravidanza non è solo “una questione da donne”: anche se i cambiamenti fisici sono della
madre e anche se il piccolo cresce solo dentro di lei non significa che tu in quanto padre non
possa essere coinvolto! Chiedi e ottieni di partecipare a visite di controllo ed ecografie; scegli
insieme a lei l’arredo della cameretta e i primi vestitini; parla e accarezza il tuo bimbo; leggi e fai
domande; non aver paura di tirare fuori i tuoi timori e di chiedere di essere ascoltato nelle tue
necessità.

No all’astinenza


La gravidanza non è una malattia e i rapporti sessuali non sono affatto vietati in questo periodo
(salvo indicazioni mediche differenti). Nel dubbio chiedete al ginecologo ma se possibile
mantenete viva la passione: gioverà a te, a voi e si dice pure al bambino!

Comunicazione aperta


Rendi presente alla tua donna che esisti ancora e che non dev’essere una competizione per chi
ottiene più attenzioni! L’essere genitori in divenire non annulla ciò che è stato e anzi richiede di
essere più coppia di prima.

Coinvolgimento pratico


E’ vero che il primo accudimento viene gestito dalla mamma, in particolar modo se si opta per
l’allattamento ma per iniziare a sentire tuo tuo figlio devi metterti in gioco nella quotidianità: il
cambio panno, la gestione della nanna, il bagnetto, le passeggiate all’aria aperta possono
essere quei piccoli ritagli giornalieri che ti consentono di sentirti utile da un lato e di innescare la
relazione con il tuo bambino dall’altro.

Vita di coppia


Ribadiamo il concetto: è fondamentale mantenere una dimensione a due. Voi siete importanti e
a voi spetta il diritto di ritagliarvi del tempo in esclusiva. Non importa se solo per un aperitivo o
una cena o un weekend intero, ciò che conta è che riusciate ad avere un vostro spazio-tempo
senza il piccolo. Non è un togliere a lui ma anzi, all’opposto garantirgli una maggiore serenità e
complicità familiare!

Socializzazione


Isolarsi non fa mai bene: esistono ancora gli amici che avevi/avevate prima e continuare a
frequentarli potrebbe aiutarti a normalizzare quanto stai vivendo. Ogni padre e ogni coppia vive
le sue crisi e l’appoggio di chi ti conosce da tempo può stimolarti ad aprire gli occhi su ciò che
sta succedendo e su come poterlo affrontare.

Il parere dell’esperto


Se nonostante tutto questo la tua situazione ti sembra senza via di fuga non aver riserve nel
contattare un esperto (consultorio familiare, medico di base, psicologo, psicoterapeuta):
confrontarsi singolarmente o come coppia con una figura esterna può aiutare a far emergere
paure, angosce, fantasie, risentimenti. Accettando le tue difficoltà e il tuo stato attuale potrai
riuscire a riappropriarti del tuo ruolo di uomo e padre.

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