Quando la tata diventa tato
Esistono ancora ruoli maschili e femminili? La lotta per la parità dei sessi è solo donna o colpisce anche l’uomo? Ha davvero ancora senso delegare l’accudimento dei bambini esclusivamente a una persona di sesso femminile? E se gli stereotipi di genere non fossero più così attuali?
Abbiamo assistito e partecipato per anni alla lotta delle donne per la conquista di ruoli e riconoscimento economico riservati alla figura maschile, lotta che condividiamo e sosteniamo pienamente… ma la coerenza dell’equità ci porta anche a credere che sia giunto il tempo di superare tutti quei preconcetti che ci portano a escludere a monte l’idea di un babysitter maschio! Da cosa nasce il nostro NO?! E’ davvero così terribile, infattibile, ingestibile?!
Riflettiamo con voi sul mondo “Manny”: quando la tata diventa tato!
Quando la tata diventa tato
All’estero sta diventando moda… o meglio lo è già!
Basta una semplice ricerca su Google per rendersi conto che la figura del babysitter uomo al di fuori dell’Italia è già una realtà concreta e affermata. Li chiamano “mannies”, fusione delle parole “male” e “nannies” (uomini tata), e la loro storia inizia nel 2005 a Londra grazie a due fratelli autraliani, Mark e Rick Firth, fondatori dell’agenzia “Supermanny” che offriva un servizio di assistenza e tutoraggio per
i bambini di famiglie benestanti britanniche. A introdurli nello loro case numerosi vip quali Gwyneth Paltrow, Madonna, Mel B, Elle MacPherson.
Quando la tata diventa tato
Cosa porta a questa scelta?
Non possiamo negare che le decisioni siano spesso determinate da alcuni stereotipi, per cui nell’uomo si vede una figura maggiormente protettiva e forte, capace di intervenire per tutelare e difendere i piccoli. Allo stesso tempo a lui si associano sport, movimento, attività dinamiche e all’aria aperta che possono offrire uno spazio differente di espressione delle emozioni, paure, tensioni del bambino e che permettono di costruire le basi per una relazione di fiducia e un dialogo più sincero e profondo.
Da ultimo ma non meno importante il Manny può compensare la presenza a volte più ridotta del papà: sappiamo quanto sia centrale il ruolo maschile nella costruzione della propria identità tanto nei maschi che nelle femmine, la sua presenza stimola il raggiungimento di
autonomie e favorisce i processi di individualizzazione e di socializzazione, permette l’assimilazione di regole e promuove lo sviluppo di un pensiero razionale e logico. Il Manny non si sostituisce al papà ma diventa una figura di supporto soprattutto nei casi in cui, per motivi di lavoro e/o di separazione, il papà risulta meno presente.
Quando la tata diventa tato
Cosa frena questa scelta?
Se prima abbiamo parlato di stereotipi ora ci muoviamo tra i pregiudizi. Nella mente umana l’uomo non è portato a rispondere alle esigenze primarie dei bambini: non sa cambiare un pannolino, preparare la pappa, addormentarli; va in panico di fronte a un pianto; non sa cosa fare se stanno male.
E ancora: lascia tutto in disordine, sfrutta meno i momenti tranquilli per occuparsi di piccole faccende di casa.
E’ meno propenso ad attività di tipo manuale, lavoretti, disegni, preparazione di ricette ma anche a letture e canzoncine prediligendo l’impiego di tv, tablet, videogames, computer, cellulare.
Unendo pro e contro con uno sforzo immane si potrebbe anche riuscire a pensare all’impiego di un Manny con bambini in età scolastica ma risulta non considerabile con i piccolissimi.
Quando la tata diventa tato
Nel nostro lavoro come consulenti per le famiglie vediamo come ci siano ad oggi alcune aperture verso l’inserimento di un Manny nel caso di bambini maschi, al di sopra dei 6 anni, con difficoltà perlopiù scolastiche, comportamentali o disabilità. In questi casi la figura è quella di un educatore, di un tutor, di uno psicologo che possa pianificare e strutturare un intervento educativo-riabilitativo domiciliare.
Ancora è difficile vengano presi in considerazione figure maschili quando si tratta di bambini molto piccoli o per ruoli di babysitter tradizionale, sia esso a chiamata o continuativo a lungo termine.
Eppure a nostro avviso la discriminante non dovrebbe essere il genere ma la propensione all’accudimento; lo osserviamo anche nelle famiglie: ci sono papà, nonni, zii, fratelli che sanno mettersi in gioco in tutti i ruoli di cura dei bambini, ci sono mamme, nonne, zie, sorelle che nonostante l’amore incondizionato non sono portate per la gestione dei piccoli.
Forse nel 2025 è arrivato il tempo di accantonare stereotipi e pregiudizi e farsi guidare dalla percezione di una vera passione per i bambini e per il lavoro con loro. Proviamo per un attimo a tornare piccoli: conterebbe di più essere seguiti da un maschio, da una femmina o sentirci protetti, sicuri, accuditi, coccolati, stimolati?!