L’autunno è la stagione del ritorno alla “normalità/vita reale”: depositate le valigie è il tempo del
rientro al lavoro e per le neomamme e i neopapà potrebbe essere il momento della ridefinizione
dell’organizzazione quotidiana affrontando l’importante dilemma: questo bimbo a chi lo do? Nido, babysitter o nonni?
Consapevoli che non esiste la risposta, proviamo a riflettere insieme su ciò che merita
essere considerato per giungere a una scelta ben ponderata e almeno razionalmente più
rassicurante!
E non preoccupatevi nessuna via è senza ritorno: a noi genitori e ai nostri figli è concesso
sperimentare e nella peggiore delle ipotesi cambiare!
Questo bimbo a chi lo do? Quanto ci costi?
Nonni, asilo nido e baby sitter incidono sugli ingressi familiari in maniera differente e se è pur
vero che “i soldi non fanno la felicità”, nel momento in cui una famiglia deve prendere una
decisione, è fondamentale avere la consapevolezza di ciò che effettivamente ci si può
permettere.
Molto banalmente i nonni sono la soluzione più economica, l’asilo nido può porsi nel mezzo, con
rette mensili variabili a seconda del tipo di struttura selezionata, mentre una brava baby sitter, in
quanto professionista, può azzerare uno dei due stipendi percepiti dai genitori.
Si tratta quindi di una valutazione prettamente obiettiva sul quanto si può e si è disposti a
investire.
Questo bimbo a chi lo do? Come ci organizziamo?
Parliamo di tempo, rigidità orarie, distanze da ricoprire e imprevisti. Come genitori-lavoratori ci
dobbiamo chiedere se il nostro impiego è compatibile con gli spostamenti necessari per
raggiungere la nostra scelta in termini di tempo e chilometri o se abbiamo bisogno di qualcuno
che venga direttamente nella nostra abitazione.
Questo nell’ordinarietà delle cose ma vanno considerati anche eventuali straordinari, intoppi,
malattie del bimbo… che possono sconvolgere i nostri piani!
La valutazione in questo caso verte su ciò che ci lascia logisticamente più tranquilli.
Questo bimbo a chi lo do? Siamo pronti al distacco?
Super partes: indipendentemente dalla nostra scelta c’è un distacco da gestire non solo per il
bambino ma anche per i genitori e in particolare per la mamma. Fino ai 6 mesi il piccolo si vive
come un tutt’uno con la figura materna, solo successivamente inizierà a comprendere di essere
un individuo autonomo e che lei rimane presente anche se non fisicamente visibile e tornerà da
lui.
Si tratta di un passaggio fondamentale e inevitabile per la crescita del bambino ma anche di noi
mamme che ci troviamo a fare i conti con paure, ansie, sensi di colpa e frustrazioni di fronte alla
necessità di delega ad altri. In questo step poco conta a chi verrà affidato il piccolo, i sentimenti
rimangono gli stessi ma ciò che farà la differenza sarà il comprendere che il riappropriarsi di un
proprio spazio, sia esso lavorativo e/o “personale”, è garanzia di un maggiore equilibrio di cui
potrà beneficiare la famiglia.
Questo bimbo a chi lo do? Cosa gli vogliamo dare?
Nella condizione ideale nella quale la famiglia si ritrova libera di scegliere a chi affidare il figlio la
preferenza tra nonni, babysitter o asilo nido dovrebbe essere guidata dal progetto pedagogico a
cui si aderisce. Che valori vogliamo trasmettere al nostro bambino? Quali regole fondamentali
da apprendere e rispettare? Che metodo d’apprendimento seguire per la sua crescita? Quali
routine inserire nella sua giornata? Quale ambiente vogliamo offrirgli?
Su questi aspetti le alternative a nostra disposizione hanno molte differenze: il nido propone un
modello educativo e delle routine palesemente condivisi con i genitori all’interno di uno spazio
strutturato a misura di bambino dove la relazione segue un rapporto 1:molti. La babysitter
professionista opera in un nostro ambiente, quindi già familiare al piccolo, con competenze
applicate secondo indicazioni e desideri di noi genitori costruendo un percorso ad hoc su nostro
figlio. Con i nonni ritorna la relazione 1:1 basata in questo caso perlopiù su affettività ed
emozioni; da un lato è una soluzione rassicurante in termini di amore, coccole e attenzioni ma ci
fa fare i conti anche con il rischio di mancata condivisione di regole e di una stimolazione
educativa molto meno strutturata.
Questo bimbo a chi lo do? Lo facciamo stare con altri bimbi?
Quando si pensa al nido si accendono 2 fanali: l’idea di far socializzare nostro figlio e la paura
delle malattie.
Sfatiamo un mito: nel primo anno di vita i bambini non sono interessati a fare amicizia, tant’è
che il loro gioco è perlopiù individuale. E’ pur vero che l’essere insieme a coetanei permette di
anticipare l’acquisizione delle basi per l’adattamento sociale e di facilitare quindi l’accesso alla
scolarizzazione successiva.
Anche optassimo per una delle altre due alternative nulla vieta, e anzi è preferibile farlo, di
creare momenti e spazi di condivisione con altri piccoli coetanei!
Lasciamo invece acceso il semaforo rosso sul tema malattie: condivisione di spazi equivale a
condivisione di germi ma allo stesso tempo anche a uno sviluppo più rapido di anticorpi. Si tratta
comunque sempre di una valutazione che va fatta in considerazione delle condizioni fisiche del
nostro bambino: se si presenta già fragilino esporlo ad un contesto ricco di batteri non è
sicuramente la scelta migliore!
Siamo due psicologhe esperte in genitorialità e famiglia: nel nostro lavoro ascoltiamo, approfondiamo, costruiamo insieme e offriamo strumenti per facilitare e rendere positivo e piacevole l’essere genitore e famiglia.