“Dormi ora finché puoi!” (detto a genitori in attesa) “Come vanno le notti?” (detto a genitori in essere). Lo dice la scienza e ce ne accorgiamo ogni giorno: dormire è vitale! Ma come cambiano le cose all’arrivo del bambino?! C’è un giusto e/o uno sbagliato nell’affrontare il momento nanna?
“Dorme con me così dormo anch’io”: effetto boomerang o inconsapevole istinto naturale di sopravvivenza per mamma e bambino?!
Sfatiamo alcuni miti del co-sleeping e cerchiamo di dare una solidità antropologica e scientifica a una scelta partendo dalla premessa che come spesso accade ci stiamo complicando la vita… inutilmente!!
CO-SLEEPING, BED-SHARING, ROOM-SHARING…
Banalmente?! Dormire insieme!! Lo facciamo noi adulti eppure pretendiamo autonomia e indipendenza dai nostri bambini fin dai primi mesi di vita: possiamo farci qualche domanda?!
In Africa, Corea, Giappone, Circolo Polare Artico la “normalità” vede nella condivisione del letto e nel contatto fisico con mamma per almeno i primi 3 anni di vita elementi fondamentali per lo sviluppo psico-fisico del bambino; quantifichiamo il fenomeno?! In Corea il co-sleeping interessa l’88% dei piccoli; in Giappone il 100% grazie alla condivisione del futon; in Africa occidentale i bimbi non dormono mai da soli e passano l’80% del tempo del sonno sul corpo della madre e solo il 20% in posizione sdraiata.
Diversa la situazione in Europa e in America dove le percentuali di co-sleeping oscillano dal 2% della Francia all’88% di New Orleans.
In ogni caso nella media dell’ovunque il 50% dorme con il proprio bimbo almeno qualche notte nell’arco della settimana!
Il co-sleeping è una scelta anche, e forse in gran parte, socio-culturalmente determinata: laddove si richiede un reinserimento lavorativo precoce della madre si tende a stimolare l’indipendenza e l’autonomia nel sonno del bambino.
MA CHE CI DICE LA SCIENZA?
James J. McKenna, massimo esperto di co-sleeping, professore di antropologia e direttore del Behavioral Sleep Laboratory dell’Università di Notredam sostiene che gli esseri umani nascono prematuri dal punto di vista neurologico e che necessitano del contatto con il corpo materno affinché il loro sistema fisiologico possa funzionare.
Non è più una giustificazione ma un dato di fatto scientifico: il contatto madre-bambino stimola la produzione di ossitocina, ormone con effetto calmante per entrambe le parti; regola la temperatura corporea; riduce le reazioni neuroendocrine da stress, il pianto e il dispendio energetico.
Maggiore rischio SIDS (sindrome della morte improvvisa del lattante)?? Il dormire insieme mantenendo alcune attenzioni particolari (no a fumo, droghe, farmaci con potente effetto sedativo, alcol, no a obesità, no a cuscini, materassi ad acqua, no a sonno su poltrone o divani) sembra ridurre pure questo in quanto mamma e neonato vicini hanno un sonno più leggero e quindi più vigile.
DALLA PARTE DEI BAMBINI
Due premesse: nei bimbi piccoli non c’è strategia e intenzionalità ma puro istinto di sopravvivenza e come nessuno rimarrà allattato al seno, porterà il ciuccio e/o il panno per sempre, nessuno dormirà a vita nel lettone con mamma e papà (casi patologici esclusi)!
Eppure per il bambino è un passaggio fondamentale: tra gli 8 mesi e i 3 anni si sviluppa l’ansia da separazione, la fase durante la quale il piccolo temendo la scomparsa della madre mette in atto una serie di comportamenti tra i quali il pianto, per riavvicinarsi a lei e ridurre il suo stato di angoscia.
Una pronta risposta da parte della mamma permette al cucciolo di tranquillizzarsi e allo stesso tempo di iniziare a esplorare il mondo circostante nella consapevolezza di un suo pronto intervento in caso di bisogno (attaccamento sicuro).
Durante la notte accade esattamente la stessa cosa: il bimbo teme l’abbandono e prova ansia, aspetti che determinano un aumento dei disturbi del sonno intesi come risvegli notturni, proteste per andare a letto, difficoltà ad addormentarsi fino a una vera e propria insonnia.
L’intervento pronto della madre e la sua vicinanza fisica gli permettono di ritrovare la tranquillità necessaria e un giusto riposo.
È in questa fascia 0-3 anni che si costruiscono le basi per il raggiungimento dell’autonomia: un bimbo con un attaccamento sicuro arriverà spontaneamente al voler giocare da solo, vestirsi da solo, mangiare da solo, lavarsi da solo e… dormire da solo!
DALLA PARTE DELLA COPPIA
Dormire insieme fa bene al bambino… ma alla coppia?
Avere il piccolo nel lettone esclude qualsiasi tipo e momento di intimità?
Co-sleeping causa o copertura di “fredde” dinamiche coniugali?
E se a volerlo è solo una delle due parti..?
Ci sarebbe da discutere molto sul quanto si è disposti a mettersi in gioco nel ruolo di genitori con gioie e rinunce che questo comporta ma anche di uomo e donna che continuano a scegliersi quotidianamente.
Su questo decidiamo di lasciare interrogativi aperti nella convinzione che non ci sia un giusto o uno sbagliato ma che ogni famiglia e coppia viva delle dinamiche del tutto uniche fermo restando che un bambino non è mai IL problema……….. buoni sonni!